MARTEDÌ 24 NOVEMBRE, ALLE ORE 17, PRESSO IL BISTROT DE VENISE,
San Marco 4685, Calle dei Fabbri Venezia
Presentazione della rivista SMERILLIANA, luogo di civiltà poetiche.
Saranno presenti:
ENRICO D’ANGELO, poeta e direttore della rivista.
EROS BALDISSERA, letteratura araba, Università di Ca’ Foscari, Venezia.
GIO BATTA BUCCIOL, Letteratura tedesca, Verona.
FRANCESCO GIUSTI, poeta.
ANTHONY ROBBINS, letteratura inglese.
FRANCO ROMANÒ, scrittore.
CARLOS SANCHEZ, poeta argentino.
lunedì 23 novembre 2009
Il ventennale di Antonio Porta.
Da Tutte le poesie, 2009 Garzanti
Lettere
1.
nel luogo delle alture ruotanti
semplici farfalle alzano brevi pascoli
un lago a fondamento del moto
tutto si produce all'interno dei presenti
ecco quanto ho da dirvi, carissimi
(…) 1972
(…)
Mi chiedo se puoi o chi può
capire queste parole se i superstiti
soli seduti intorno al buco
o altri, sconosciuti, lontani...
ma questo solo conta che io ti parli
che io stia respirando
insieme a voi tutti che non vedo
che ho chiamato, un giorno,
carissimi...
10.9.1978
Carissimi,
Sono passati vent'anni e la 'scommessa della comunicazione' di Antonio Porta continua...
martedì, 24 novembre ore 18 al Teatro Verdi, una serata organizzata con la passione che Antonio ha lasciato in tanti e che continua nella gratuità della disponibilità del Teatro Verdi, nella presenza degli attori, nell'organizzazione della regia dei fratelli Buscaglia, nell'adesione di chi parlerà del Teatro di Antonio e nel vostro esserci.
Allego di nuovo il programma.
E vi chiedo aiuto: diffondetelo più che potete, vi prego, a tutti i vostri amici e agli amici degli amici.
E venite a confermare anche la vostra passione per la poesia.
Per il Teatro Verdi del 24 novembre è necessario confermare se partecipate ai tutti e tre i momenti dell’evento o solo ad alcuni:
A) Simposio ore 18,00
B) Buffet ore 20,00 per soddisfare La Gola presso l'Oste del Teatro da confermare al più presto.
C) Drammalettura da Antologia Spoon River ore 21
Sarà Antonio Porta ad offrirvi il Buffet ma... solo se sceglierete di portare a casa un suo omaggio tra cui scegliere che potete scegliere da subito:
1. libretto di sala originale de La Festa del Cavallo, 1990
2. prima edizione Il Giardiniere contro il Becchino
3. prima edizione Yellow con correzioni a mano
4. CD musica del gruppo PANE che canta La distanza Amorosa
5. Nel fare poesia – solo 50 copie disponibili – auto antologia del 1985
e lasciando un biglietto da venti euro a chi vi darà l’omaggio insieme alla tessera di
partecipazione al Buffet.
E’ gradito anche la vostra e.mail per continuare a tenervi informati sugli eventi prossimi.
I vostri dati saranno conservati nel rispetto della legge sulla privacy.
Il pomeriggio del 9 dicembre ore 18,00 ci vediamo di nuovo in Biblioteca Sormani
e il 10 dicembre ore 9,00 in Sala Napoleonica all'Università di Milano.
Se siete a chilometri di distanza e non riuscite ad essere presenti a Milano, allora non dimenticate
Tutte le poesie edito da Garzanti o la rivista Il Verri che ha pubblicato tutti gli atti del Convegno Internazionale dello scorso maggio all'Università di Bologna con un DVD con anche Antonio che legge sue poesie, oppure la rivista Poesia di dicembre o la traduzione di Yellow in francese.
(I libri e le riviste saranno disponibili agli eventi per chi li volesse acquistare)
Vi aspetto, sicura di incontrarvi tutti
Rosemary
e.mail: messaggi@antonioporta.it
P.S.: ho davvero bisogno del vostro aiuto nel diffondere queste notizie perché in agosto ho perso tutti gli indirizzi raccolti in anni per la fusione del computer per il troppo caldo. Grazie.
Via Pastrengo, 16 - Milano
24 novembre 2009
PORTA DEL TEATRO
ANTONIO PORTA TRA TEATRO E POESIA
a cura di Gianni Buscaglia, Rosemary Liedl Porta, Giordano Sangiovanni.
In collaborazione con Teatro del Buratto.
Il 20 novembre 1990 debuttava al Teatro Verdi La festa del cavallo, poema per teatro di Antonio Porta. Il poeta era morto improvvisamente nell’aprile dell’anno precedente e lo spettacolo, caparbiamente voluto dai suoi realizzatori, non voleva essere semplicemente un omaggio all’amico scomparso, ma la conclusione di un progetto sul quale si lavorava insieme da tempo.
A venti anni dalla morte del poeta e sullo stesso palcoscenico che ha ospitato La festa del cavallo, con l’evento Porta del Teatro vogliamo ricordare Antonio Porta nella sua dimensione forse meno conosciuta di scrittore teatrale, autore di testi rappresentati e pubblicati, che, alla pari della sua poesia, dei suoi romanzi e racconti, si muovono tutti all’interno di una complessa ricerca progettuale.“Non mi sono mai appagato di una forma, ho sempre cercato di provocarne molte”, diceva Antonio Porta parlando della sua poesia: una dichiarazione di poetica che si può senz’altro estendere a tutto il suo lavoro creativo, compreso quello di organizzatore culturale, di editore e di critico, tutte attività che interagivano costantemente con la sua “poesia dinamica”, sicuramente tra le più intense esperienze poetiche della seconda metà del Novecento.
Primo tempo – ore 18.00
SIMPOSIO
La scelta della voce: Antonio Porta tra teatro e poesia
Al Simposio partecipano studiosi, critici teatrali, poeti, scrittori, registi, musicisti, operatori dello spettacolo: Oliviero Ponte di Pino, Dario Del Corno, Maurizio Cucchi, Franco Loi,
Mario Santagostini, Alberto e Gianni Buscaglia, Paolo Bessegato, Sergio Porro, Marzio Porro, Filippo Del Corno, Tommaso Leddi, Paolo Malgara, Giordano Sangiovanni
Invasioni
Reading di attori – all’interno del Simposio – che hanno dato voce al teatro e alla poesia di Antonio Porta, con letture di brani, frammenti, brevi monologhi dai testi teatrali del poeta.
Secondo tempo – ore 21.00
DRAMMALETTURA
Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters nella traduzione di Antonio Porta (Milano,1987)
direzione artistica di Alberto e Gianni Buscaglia
musiche di Tommaso Leddi
contributi scenici: Francesca Piotti e Luciana Andreani
disegno luci e suono: Giovanni Paolazzi
con gli attori: Antonio Ballerio, Paolo Bessegato, Marcello Cortese, Enrico Maggi, Valeria Magli, Milvia Marigliano, Caterina Mattea, Elda Olivieri, Silvano Piccardi, Gianni Quillico, Umberto Tabarelli.
Nel corso della serata verrà proposto il video dello spettacolo LA FESTA DEL CAVALLO, poema per teatro di Antonio Porta, diretto da Alberto e Gianni Buscaglia (registrato al Teatro Verdi nel dicembre 1990).
Ingresso a invito su prenotazione.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: 02 27002476 - www.teatrodelburatto.it - info@teatrodelburatto.it TEATRO VERDI – Via Pastrengo 16, Milano – Tel. 02 6880038
Informazioni per la stampa:Teatro del Buratto – 02 27002476 - stampa@teatrodelburatto.it
Lettere
1.
nel luogo delle alture ruotanti
semplici farfalle alzano brevi pascoli
un lago a fondamento del moto
tutto si produce all'interno dei presenti
ecco quanto ho da dirvi, carissimi
(…) 1972
(…)
Mi chiedo se puoi o chi può
capire queste parole se i superstiti
soli seduti intorno al buco
o altri, sconosciuti, lontani...
ma questo solo conta che io ti parli
che io stia respirando
insieme a voi tutti che non vedo
che ho chiamato, un giorno,
carissimi...
10.9.1978
Carissimi,
Sono passati vent'anni e la 'scommessa della comunicazione' di Antonio Porta continua...
martedì, 24 novembre ore 18 al Teatro Verdi, una serata organizzata con la passione che Antonio ha lasciato in tanti e che continua nella gratuità della disponibilità del Teatro Verdi, nella presenza degli attori, nell'organizzazione della regia dei fratelli Buscaglia, nell'adesione di chi parlerà del Teatro di Antonio e nel vostro esserci.
Allego di nuovo il programma.
E vi chiedo aiuto: diffondetelo più che potete, vi prego, a tutti i vostri amici e agli amici degli amici.
E venite a confermare anche la vostra passione per la poesia.
Per il Teatro Verdi del 24 novembre è necessario confermare se partecipate ai tutti e tre i momenti dell’evento o solo ad alcuni:
A) Simposio ore 18,00
B) Buffet ore 20,00 per soddisfare La Gola presso l'Oste del Teatro da confermare al più presto.
C) Drammalettura da Antologia Spoon River ore 21
Sarà Antonio Porta ad offrirvi il Buffet ma... solo se sceglierete di portare a casa un suo omaggio tra cui scegliere che potete scegliere da subito:
1. libretto di sala originale de La Festa del Cavallo, 1990
2. prima edizione Il Giardiniere contro il Becchino
3. prima edizione Yellow con correzioni a mano
4. CD musica del gruppo PANE che canta La distanza Amorosa
5. Nel fare poesia – solo 50 copie disponibili – auto antologia del 1985
e lasciando un biglietto da venti euro a chi vi darà l’omaggio insieme alla tessera di
partecipazione al Buffet.
E’ gradito anche la vostra e.mail per continuare a tenervi informati sugli eventi prossimi.
I vostri dati saranno conservati nel rispetto della legge sulla privacy.
Il pomeriggio del 9 dicembre ore 18,00 ci vediamo di nuovo in Biblioteca Sormani
e il 10 dicembre ore 9,00 in Sala Napoleonica all'Università di Milano.
Se siete a chilometri di distanza e non riuscite ad essere presenti a Milano, allora non dimenticate
Tutte le poesie edito da Garzanti o la rivista Il Verri che ha pubblicato tutti gli atti del Convegno Internazionale dello scorso maggio all'Università di Bologna con un DVD con anche Antonio che legge sue poesie, oppure la rivista Poesia di dicembre o la traduzione di Yellow in francese.
(I libri e le riviste saranno disponibili agli eventi per chi li volesse acquistare)
Vi aspetto, sicura di incontrarvi tutti
Rosemary
e.mail: messaggi@antonioporta.it
P.S.: ho davvero bisogno del vostro aiuto nel diffondere queste notizie perché in agosto ho perso tutti gli indirizzi raccolti in anni per la fusione del computer per il troppo caldo. Grazie.
Via Pastrengo, 16 - Milano
24 novembre 2009
PORTA DEL TEATRO
ANTONIO PORTA TRA TEATRO E POESIA
a cura di Gianni Buscaglia, Rosemary Liedl Porta, Giordano Sangiovanni.
In collaborazione con Teatro del Buratto.
Il 20 novembre 1990 debuttava al Teatro Verdi La festa del cavallo, poema per teatro di Antonio Porta. Il poeta era morto improvvisamente nell’aprile dell’anno precedente e lo spettacolo, caparbiamente voluto dai suoi realizzatori, non voleva essere semplicemente un omaggio all’amico scomparso, ma la conclusione di un progetto sul quale si lavorava insieme da tempo.
A venti anni dalla morte del poeta e sullo stesso palcoscenico che ha ospitato La festa del cavallo, con l’evento Porta del Teatro vogliamo ricordare Antonio Porta nella sua dimensione forse meno conosciuta di scrittore teatrale, autore di testi rappresentati e pubblicati, che, alla pari della sua poesia, dei suoi romanzi e racconti, si muovono tutti all’interno di una complessa ricerca progettuale.“Non mi sono mai appagato di una forma, ho sempre cercato di provocarne molte”, diceva Antonio Porta parlando della sua poesia: una dichiarazione di poetica che si può senz’altro estendere a tutto il suo lavoro creativo, compreso quello di organizzatore culturale, di editore e di critico, tutte attività che interagivano costantemente con la sua “poesia dinamica”, sicuramente tra le più intense esperienze poetiche della seconda metà del Novecento.
Primo tempo – ore 18.00
SIMPOSIO
La scelta della voce: Antonio Porta tra teatro e poesia
Al Simposio partecipano studiosi, critici teatrali, poeti, scrittori, registi, musicisti, operatori dello spettacolo: Oliviero Ponte di Pino, Dario Del Corno, Maurizio Cucchi, Franco Loi,
Mario Santagostini, Alberto e Gianni Buscaglia, Paolo Bessegato, Sergio Porro, Marzio Porro, Filippo Del Corno, Tommaso Leddi, Paolo Malgara, Giordano Sangiovanni
Invasioni
Reading di attori – all’interno del Simposio – che hanno dato voce al teatro e alla poesia di Antonio Porta, con letture di brani, frammenti, brevi monologhi dai testi teatrali del poeta.
Secondo tempo – ore 21.00
DRAMMALETTURA
Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters nella traduzione di Antonio Porta (Milano,1987)
direzione artistica di Alberto e Gianni Buscaglia
musiche di Tommaso Leddi
contributi scenici: Francesca Piotti e Luciana Andreani
disegno luci e suono: Giovanni Paolazzi
con gli attori: Antonio Ballerio, Paolo Bessegato, Marcello Cortese, Enrico Maggi, Valeria Magli, Milvia Marigliano, Caterina Mattea, Elda Olivieri, Silvano Piccardi, Gianni Quillico, Umberto Tabarelli.
Nel corso della serata verrà proposto il video dello spettacolo LA FESTA DEL CAVALLO, poema per teatro di Antonio Porta, diretto da Alberto e Gianni Buscaglia (registrato al Teatro Verdi nel dicembre 1990).
Ingresso a invito su prenotazione.
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: 02 27002476 - www.teatrodelburatto.it - info@teatrodelburatto.it TEATRO VERDI – Via Pastrengo 16, Milano – Tel. 02 6880038
Informazioni per la stampa:Teatro del Buratto – 02 27002476 - stampa@teatrodelburatto.it
martedì 17 novembre 2009
Agenda di scrittore: romanzo.
2 Novembre. Accade talvolta nello scrivere che una voce rifiutata nel testo ci prenda per mano nel vivere e ci guidi come un demone cieco portandosi dietro tutte le tragedie di un testo immaginario. Il pianto, allora, invece di liberarsi in parole, imprigiona i nostri gesti quotidiani trasformandoli in rabbia e le parole, invece di disporsi ordinatamente sulla carta, si trasformano e si dirigono come lame taglianti verso chi ci è più vicino. Accade talvolta che i gesti, le parole, i pianti, le brillanti trovate si dispongano ordinatamente in un testo e noi rimaniamo soli e soli rimangono coloro che sono con noi. Altre volte i gesti, le parole, i pianti si muovono da soli senza che noi sappiamo dove prima o poi andranno a depositarsi.
3 Novembre. Mi è parso di scorgere, oggi, verso mezzogiorno, il volto odierno del nazismo: televisione, guerra chirurgica, laisser faire sociale, violenza senza scopo e misura. Tutto cio´ sarebbe visibile se non fosse gestito da una finta parata democratica: basta poco per confondere le idee e obnubilare le coscienze.
6 Novembre. Vi sono domande che non chiedono risposte, ma che aspirano semplicemente a rimanere tali e che solo come tali possono dire qualcosa. Freud inseguì a lungo le risposte ai quesiti che l'arte gli poneva, la poesia in particolare, e nel tentativo di rispondere a tali quesiti inventò alcune straordinarie narrazioni (la Gradiva per esempio), ma cadde anche in alcuni tombini come il vecchio Talete (i saggi su Leonardo). Poi scrisse un saggio dal titolo Il poeta e la fantasia, un testo falsamente ingenuo nel quale Freud finalmente si arrendeva. Aveva capito che vi sono domande che sfidano qualsiasi risposta ma che, ciononostante, hanno valore in sé ed un valore grandissimo.
8 Novembre. Nulla d'importante.
10 Novembre. La violazione di piccole regole non é mai disgiunta dalla violazione di grandi regole. In entrambi i casi avviene che la società civile si sta appropriando di pezzi o pezzettini di funzioni normalmente delegate allo stato, alle istituzioni locali, alle leggi, ai regolamenti al semplice buon senso consuetudinario in nome del quale non si attraversa il semaforo con il rosso e non si percorre un senso unico nella direzione opposta. Tutto questo, invece, oggi accade in una misura ampia, dilagante.
12 Novembre. Il cielo è carico di neve repressa, livida; dalla finestra il grigio scende così a fondo che si mescola all'asfalto e il colore uniforme si spalma come un lago che lentamente tracima. In alto in alto, un sole strozzato manda flebili grida di luce… eppure il clima e´ mite a Berlino, mi sorprende con i miei abiti pesanti addosso. La festa e´finita, gli sponsor del ventennale della caduta del muro se ne sono andati, la citta´ continua a espandersi verso est, come per una sorta di tranquilla e ironica nemesi della storia.
14 Novembre. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi; a sera faceva molto freddo in casa.
15 Novembre. Brecht diceva 'beato quel popolo che non ha bisogno di eroi'…non so se ripeterebbe tale sentenza se fosse in mezzo a noi, qui nell'Europa di oggi e a Berlino che ne e´ la capitale di fatto. Quando lo disse il mondo era già in fiamme o lo sarebbe stato entro poco tempo; in molti sarebbero stati costretti a essere eroi e la sua frase parve un suggestivo contrappunto ai tempi. Oggi non lo sarebbe più; l'eroismo è la punta estrema di una tensione etica esistente, di un fuoco che può bruciare più o meno impetuoso ma che brucia; l'Europa odierna e la miserabile Italia dei nostri giorni muoiono di una gelida e livida assenza di qualsiasi tensione. Non ci sono più eroi, non c'è più eroismo perché è la nostra vita sociale vicina allo zero termico assoluto.
16 Novembre. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo; questa sera è prevista una cena con amici.
17 Novembre. Nonostante tutto vi sono ancora giovani che pensano in grande o cercano di farlo, con poche risorse ma con molte idee. Torno a casa piu´contento, guardo il futuro dipinto sul muro di un palazzo in stile davanti alla palazzina dove abito: la carena di una nave che fende il vuoto: un vascello fantasma? Pochi passant infreddoliti con i loro cani si incamminano verso la Spree.
3 Novembre. Mi è parso di scorgere, oggi, verso mezzogiorno, il volto odierno del nazismo: televisione, guerra chirurgica, laisser faire sociale, violenza senza scopo e misura. Tutto cio´ sarebbe visibile se non fosse gestito da una finta parata democratica: basta poco per confondere le idee e obnubilare le coscienze.
6 Novembre. Vi sono domande che non chiedono risposte, ma che aspirano semplicemente a rimanere tali e che solo come tali possono dire qualcosa. Freud inseguì a lungo le risposte ai quesiti che l'arte gli poneva, la poesia in particolare, e nel tentativo di rispondere a tali quesiti inventò alcune straordinarie narrazioni (la Gradiva per esempio), ma cadde anche in alcuni tombini come il vecchio Talete (i saggi su Leonardo). Poi scrisse un saggio dal titolo Il poeta e la fantasia, un testo falsamente ingenuo nel quale Freud finalmente si arrendeva. Aveva capito che vi sono domande che sfidano qualsiasi risposta ma che, ciononostante, hanno valore in sé ed un valore grandissimo.
8 Novembre. Nulla d'importante.
10 Novembre. La violazione di piccole regole non é mai disgiunta dalla violazione di grandi regole. In entrambi i casi avviene che la società civile si sta appropriando di pezzi o pezzettini di funzioni normalmente delegate allo stato, alle istituzioni locali, alle leggi, ai regolamenti al semplice buon senso consuetudinario in nome del quale non si attraversa il semaforo con il rosso e non si percorre un senso unico nella direzione opposta. Tutto questo, invece, oggi accade in una misura ampia, dilagante.
12 Novembre. Il cielo è carico di neve repressa, livida; dalla finestra il grigio scende così a fondo che si mescola all'asfalto e il colore uniforme si spalma come un lago che lentamente tracima. In alto in alto, un sole strozzato manda flebili grida di luce… eppure il clima e´ mite a Berlino, mi sorprende con i miei abiti pesanti addosso. La festa e´finita, gli sponsor del ventennale della caduta del muro se ne sono andati, la citta´ continua a espandersi verso est, come per una sorta di tranquilla e ironica nemesi della storia.
14 Novembre. Mi sono alzato tardi e la giornata se ne è andata più velocemente dei miei propositi; a sera faceva molto freddo in casa.
15 Novembre. Brecht diceva 'beato quel popolo che non ha bisogno di eroi'…non so se ripeterebbe tale sentenza se fosse in mezzo a noi, qui nell'Europa di oggi e a Berlino che ne e´ la capitale di fatto. Quando lo disse il mondo era già in fiamme o lo sarebbe stato entro poco tempo; in molti sarebbero stati costretti a essere eroi e la sua frase parve un suggestivo contrappunto ai tempi. Oggi non lo sarebbe più; l'eroismo è la punta estrema di una tensione etica esistente, di un fuoco che può bruciare più o meno impetuoso ma che brucia; l'Europa odierna e la miserabile Italia dei nostri giorni muoiono di una gelida e livida assenza di qualsiasi tensione. Non ci sono più eroi, non c'è più eroismo perché è la nostra vita sociale vicina allo zero termico assoluto.
16 Novembre. La mattina ho letto; il pomeriggio meditato... ma non troppo; questa sera è prevista una cena con amici.
17 Novembre. Nonostante tutto vi sono ancora giovani che pensano in grande o cercano di farlo, con poche risorse ma con molte idee. Torno a casa piu´contento, guardo il futuro dipinto sul muro di un palazzo in stile davanti alla palazzina dove abito: la carena di una nave che fende il vuoto: un vascello fantasma? Pochi passant infreddoliti con i loro cani si incamminano verso la Spree.
domenica 8 novembre 2009
I funerali di Alda Merini
ALDA MERINI.
Mercoledì scorso ero ai funerali di Alda Merini, la cattedrale era già piena quando sono arrivato ed era difficile trovare posto. Naturalmente ha pesato su questo la mobilitazione leghista e cattolico-ciellina-Opus dei (Bossi-Gelmini) che cerca di appropriarsi indebitamente di tutto e di occupare tutti gli spazi occupabili, favoriti in questo anche dalla scelta istituzionale dei funerali di stato; ma c’era la gente comune che la conosceva, ragazzi e ragazze giovani che comunque tramite lei sono arrivati alla poesia, qualche barbone dei Navigli. A parte il finale, con la proposizione di un suo testo indecorasamente musicato e mal cantato (ma si sapeva purtroppo che la fragilità e la generosità della Merini la esponeva fatalmente a presenze interessate e mediocri accanto a lei), la cerimonia è stata commovente e intensa.
Alla fine ci siamo trovati fuori in tanti a commentare, volti amici che le sono stati vicini in momenti diversi e che hanno apprezzato la sua opera sinceramente e non per convenienza e le sono stati accanto in momenti difficili: Mariella De Santis, Gherardo Mastrullo, Alberto Casiraghy, Maria Pia Quintavalla, altri che non ho visto. Insieme a loro alcuni volti noti di artisti come Valentina Cortese, Milva, Cristicchi. Mancava quasi completamente l’establishment poetico milanese (mi scuso per la roboanza del termine), che non è ovviamente fatto soltanto di pochi nomi noti di prestigio e potere, ma anche di un entourage. Tale mancanza vistosa, a parte eccezioni che posso benissimo non avere visto ma che la cronaca dei funerali in Internet e non solo rende palpabile, fa pensare che sia girato un tam tam con l’indicazione di non andare, in altri casi avranno giocato pigrizia e disattenzione, impegni lavorativi e influenza suina a parte.
Anche per il mondo femminile impegnato in poesia la sua figura era diventata scomoda, dopo anni in cui invece era stata presentata quasi come un’icona. Qualche laico avrà storto il naso a fronte della svolta dichiaratamente mistica che la sua poesia aveva intrapreso, in molti si saranno chiesti perché a Raboni solo Sant’Ambrogio e a lei il Duomo; tutte considerazioni in sé anche ragionevoli se lasciate al dopo, se accompagnate dal bon ton, da un segno di pietà e di commiato. Le assenze vistose invece fanno pensare ad altro e cioè a ciò che le si rimproverava di più: di piacere e di essere letta. Merini in fondo ha sempre disturbato il coro che ripete in continuazione che la poesia non si legge, non si ascolta ecc. ecc. La sua era ascoltata, forse perché più diretta, anche troppo a causa di una generosità che a volte poteva apparire incontrollata. Ma questo, in definitiva, potrebbe essere detto anche per molti poeti laureati e celeberrimi del passato, di cui, infatti, non si legge tutto e a volte pochissimo. Lei almeno tre libri importanti li ha scritti: Testamento, Delirio amoroso, Diario di una diversa; altri potranno aggiungerne altri. Merini poi è stata una lirica pura, come Penna, come Bellezza, quindi un po’ troppo fuori dai canoni novecenteschi, specialmente quelli del secondo ‘900.
Tutto questo però continua a lasciarmi interdetto: possono bastare queste o altre considerazioni per astenersi da un semplice gesto di saluto? Credo che in queste come in altre assenze sia facile cogliere il segno di una grettezza e di un cinismo, per me niente affatto sorprendente, ma che molti a Milano si ostinano a non vedere o a non voler vedere.
Mercoledì scorso ero ai funerali di Alda Merini, la cattedrale era già piena quando sono arrivato ed era difficile trovare posto. Naturalmente ha pesato su questo la mobilitazione leghista e cattolico-ciellina-Opus dei (Bossi-Gelmini) che cerca di appropriarsi indebitamente di tutto e di occupare tutti gli spazi occupabili, favoriti in questo anche dalla scelta istituzionale dei funerali di stato; ma c’era la gente comune che la conosceva, ragazzi e ragazze giovani che comunque tramite lei sono arrivati alla poesia, qualche barbone dei Navigli. A parte il finale, con la proposizione di un suo testo indecorasamente musicato e mal cantato (ma si sapeva purtroppo che la fragilità e la generosità della Merini la esponeva fatalmente a presenze interessate e mediocri accanto a lei), la cerimonia è stata commovente e intensa.
Alla fine ci siamo trovati fuori in tanti a commentare, volti amici che le sono stati vicini in momenti diversi e che hanno apprezzato la sua opera sinceramente e non per convenienza e le sono stati accanto in momenti difficili: Mariella De Santis, Gherardo Mastrullo, Alberto Casiraghy, Maria Pia Quintavalla, altri che non ho visto. Insieme a loro alcuni volti noti di artisti come Valentina Cortese, Milva, Cristicchi. Mancava quasi completamente l’establishment poetico milanese (mi scuso per la roboanza del termine), che non è ovviamente fatto soltanto di pochi nomi noti di prestigio e potere, ma anche di un entourage. Tale mancanza vistosa, a parte eccezioni che posso benissimo non avere visto ma che la cronaca dei funerali in Internet e non solo rende palpabile, fa pensare che sia girato un tam tam con l’indicazione di non andare, in altri casi avranno giocato pigrizia e disattenzione, impegni lavorativi e influenza suina a parte.
Anche per il mondo femminile impegnato in poesia la sua figura era diventata scomoda, dopo anni in cui invece era stata presentata quasi come un’icona. Qualche laico avrà storto il naso a fronte della svolta dichiaratamente mistica che la sua poesia aveva intrapreso, in molti si saranno chiesti perché a Raboni solo Sant’Ambrogio e a lei il Duomo; tutte considerazioni in sé anche ragionevoli se lasciate al dopo, se accompagnate dal bon ton, da un segno di pietà e di commiato. Le assenze vistose invece fanno pensare ad altro e cioè a ciò che le si rimproverava di più: di piacere e di essere letta. Merini in fondo ha sempre disturbato il coro che ripete in continuazione che la poesia non si legge, non si ascolta ecc. ecc. La sua era ascoltata, forse perché più diretta, anche troppo a causa di una generosità che a volte poteva apparire incontrollata. Ma questo, in definitiva, potrebbe essere detto anche per molti poeti laureati e celeberrimi del passato, di cui, infatti, non si legge tutto e a volte pochissimo. Lei almeno tre libri importanti li ha scritti: Testamento, Delirio amoroso, Diario di una diversa; altri potranno aggiungerne altri. Merini poi è stata una lirica pura, come Penna, come Bellezza, quindi un po’ troppo fuori dai canoni novecenteschi, specialmente quelli del secondo ‘900.
Tutto questo però continua a lasciarmi interdetto: possono bastare queste o altre considerazioni per astenersi da un semplice gesto di saluto? Credo che in queste come in altre assenze sia facile cogliere il segno di una grettezza e di un cinismo, per me niente affatto sorprendente, ma che molti a Milano si ostinano a non vedere o a non voler vedere.
lunedì 2 novembre 2009
Agenda di scrittore: romanzo
11 Ottobre. Morti ovunque, violenze ovunque; il tempo non passa, sembra essersi incistato in un campo magnetico della storia dove tutto viene ripetuto all'infinito. Un velo di tristezza s'impadronisce di ogni cosa, si attacca anche a quello che sto scrivendo. C'è una barriera insuperabile da parte della scrittura: il muro della realtà. Sappiamo bene che fra il nome e la cosa la distanza non è del tutto superabile e che se dovessimo dare una definizione di realtà non potremmo aspettarci di essere presi troppo sul serio. Eppure ciò che ci costringe al silenzio non è semplice impotenza; un pensiero del genere sottintenderebbe un delirio d’onnipotenza. La realtà non può essere nominata perché il linguaggio è un sistema parallelo rispetto ad essa; ma è un parallelismo stabilito da noi, anche per difenderci. In tempi normali la finzione regge ma poi accade che essa, la realtà, ogni tanto si faccia sentire, costringendoci a un felice silenzio, con buona pace di chi pensa che noi abitiamo il linguaggio. Oppure a volte ci soffoca quando le due rette parallele si avvicinano pericolosamente fino ad avvitarsi a noi e a strangolarci. Che me ne faccio della mia lettura, quando le vite volano via come foglie che ti cadono addosso sanguinanti senza una ragione, un perché plausibile? Oppure perché cndannate a morte dalla violenza anoninma di funzionari appartenenti a uno stato che si fregia di avere imposto all’Onu la moratoria della pena di morte stessa? Questo non è semplicemente il male e nemmeno la sua banaità, ma qualcosa di più che non conosciamo e che ci accompagnerà per anni.
15 Ottobre. La precarietà domina questi giorni. Vivere, in alcuni momenti, è l'esatto contrario di scrivere; eppure una soluzione che armonizzi queste due tensioni va cercata, non vi si può rinunciare. Nell'opera possono affollarsi tanti personaggi, un mondo intero; ma l'esercizio di chi dà vita a questo mondo è solitario e richiede distanza aristocratica, ripiegamento, fastidio per ogni rumore. Gli altri devono scomparire, non devono esserci più, non soltanto nella disponibilità e nello spazio che occupano nei nostri pensieri; devono proprio scomparire, essere lontani nel momento in cui si scrive, non essere presenti con i loro corpi oltre che con la loro immagine. Solo così possono rinascere in altre forme, popolare la pagina o travasarsi dentro di noi e trasformarsi. Perciò la scrittura non può essere, neppure nel giornalista più attento, restituzione in diretta di ciò che avviene; ma cosa avviene qui? Tutto si mescola in un'implosione che sembra risucchiare ogni scaglia di vita in un vortice che schiaccia tutto come una vecchia macina.
16 Ottobre. Quando la realtà entra dentro e squassa ogni cosa si ripropone il vecchio dilemma: fare finta di niente oppure smettere di scrivere e fare altro? Dire che non è possibile restituire il senso del presente in diretta, ha implicazioni serie. Qualsiasi scrittura serve sempre dopo, perché l'urto stesso degli eventi fa sì che quella parola non possa essere udita in quel momento. Il Diario di Anna Frank non servì allora ma successivamente; certo la scrittura avrà tenuto almeno in parte compagnia a lei, alla povera Anna, ma questo è un altro discorso. Non rimangono che due strade in apparenza: fare finta di nulla e perseguire fino in fondo e con rigore il proprio progetto di scrittura a dispetto di ogni cosa e di ogni accadimento, fino alla dimenticanza di sé in questo; oppure smettere e fare altro. Forse c'è una terza strada non mediana: vivere consapevolmente, finché se ne é capaci, una scissione, una contraddizione senza pretese di onnipotenza e dunque senza ridurre ciò che riducibile non è; senza eliminare nessuno dei due corni, ma rifiutando anche situazioni in cui l'oblio cade dall'una o dall'altra parte. Finché si può.
20 Ottobre. L'arte è un mondo parallelo all'altro, dentro il quale valgono regole non molto diverse da quelle che presiedono l'altro mondo; e chi, nell'altro mondo, è poco sensibile a problemi concreti di libertà, lo sarà anche nei confronti di quel delicato problema che tocca i rapporti fra gli scrittori e la società; chi non è solidale con gli esseri umani non lo sarà neppure con i libri e i loro autori. Vi saranno sempre opere ritenute incompatibili con l'ordine esistente ed è sciocca la rimostranza degli scrittori che protestano affermando che si tratta di un equivoco; sono gli stessi che poi, in altre sedi, ci tengono a sottolineare che l'arte è sempre eversiva. Se é vero, perché il potere non dovrebbe occuparsene? Oppure non è vero e chi fa certe affermazioni le fa convinto di usare una metafora; ma si dimentica che il linguaggio del potere, di qualsiasi potere, anche del potere più democratico, non è mai metaforico. Oppure è semplicemente un gigione che usa frasi roboanti in tempi normali e le ritira non appena c’è davvero da rischiare qualcosa.
25 Ottobre. Tutto il giorno in telefonate.
1 Novembre. È illusorio pensare che vi sia uno spazio - quello della cosiddetta cultura letteraria - che sia di per sé risparmiato in nome di principi quali la Tolleranza, la Libertà di Pensiero e Cultura o Espressione. Questa pratica svilisce i principi che dice di voler difendere e li degrada a una sorta di elogio dell'indifferenza. Perciò li consuma ed essi puntualmente, come accade oggi, mostrano la corda. È un pezzo di quello che abbiamo ritenuto il moderno positivo che se ne va.
15 Ottobre. La precarietà domina questi giorni. Vivere, in alcuni momenti, è l'esatto contrario di scrivere; eppure una soluzione che armonizzi queste due tensioni va cercata, non vi si può rinunciare. Nell'opera possono affollarsi tanti personaggi, un mondo intero; ma l'esercizio di chi dà vita a questo mondo è solitario e richiede distanza aristocratica, ripiegamento, fastidio per ogni rumore. Gli altri devono scomparire, non devono esserci più, non soltanto nella disponibilità e nello spazio che occupano nei nostri pensieri; devono proprio scomparire, essere lontani nel momento in cui si scrive, non essere presenti con i loro corpi oltre che con la loro immagine. Solo così possono rinascere in altre forme, popolare la pagina o travasarsi dentro di noi e trasformarsi. Perciò la scrittura non può essere, neppure nel giornalista più attento, restituzione in diretta di ciò che avviene; ma cosa avviene qui? Tutto si mescola in un'implosione che sembra risucchiare ogni scaglia di vita in un vortice che schiaccia tutto come una vecchia macina.
16 Ottobre. Quando la realtà entra dentro e squassa ogni cosa si ripropone il vecchio dilemma: fare finta di niente oppure smettere di scrivere e fare altro? Dire che non è possibile restituire il senso del presente in diretta, ha implicazioni serie. Qualsiasi scrittura serve sempre dopo, perché l'urto stesso degli eventi fa sì che quella parola non possa essere udita in quel momento. Il Diario di Anna Frank non servì allora ma successivamente; certo la scrittura avrà tenuto almeno in parte compagnia a lei, alla povera Anna, ma questo è un altro discorso. Non rimangono che due strade in apparenza: fare finta di nulla e perseguire fino in fondo e con rigore il proprio progetto di scrittura a dispetto di ogni cosa e di ogni accadimento, fino alla dimenticanza di sé in questo; oppure smettere e fare altro. Forse c'è una terza strada non mediana: vivere consapevolmente, finché se ne é capaci, una scissione, una contraddizione senza pretese di onnipotenza e dunque senza ridurre ciò che riducibile non è; senza eliminare nessuno dei due corni, ma rifiutando anche situazioni in cui l'oblio cade dall'una o dall'altra parte. Finché si può.
20 Ottobre. L'arte è un mondo parallelo all'altro, dentro il quale valgono regole non molto diverse da quelle che presiedono l'altro mondo; e chi, nell'altro mondo, è poco sensibile a problemi concreti di libertà, lo sarà anche nei confronti di quel delicato problema che tocca i rapporti fra gli scrittori e la società; chi non è solidale con gli esseri umani non lo sarà neppure con i libri e i loro autori. Vi saranno sempre opere ritenute incompatibili con l'ordine esistente ed è sciocca la rimostranza degli scrittori che protestano affermando che si tratta di un equivoco; sono gli stessi che poi, in altre sedi, ci tengono a sottolineare che l'arte è sempre eversiva. Se é vero, perché il potere non dovrebbe occuparsene? Oppure non è vero e chi fa certe affermazioni le fa convinto di usare una metafora; ma si dimentica che il linguaggio del potere, di qualsiasi potere, anche del potere più democratico, non è mai metaforico. Oppure è semplicemente un gigione che usa frasi roboanti in tempi normali e le ritira non appena c’è davvero da rischiare qualcosa.
25 Ottobre. Tutto il giorno in telefonate.
1 Novembre. È illusorio pensare che vi sia uno spazio - quello della cosiddetta cultura letteraria - che sia di per sé risparmiato in nome di principi quali la Tolleranza, la Libertà di Pensiero e Cultura o Espressione. Questa pratica svilisce i principi che dice di voler difendere e li degrada a una sorta di elogio dell'indifferenza. Perciò li consuma ed essi puntualmente, come accade oggi, mostrano la corda. È un pezzo di quello che abbiamo ritenuto il moderno positivo che se ne va.
venerdì 30 ottobre 2009
Intervista su Milano per le strade
BARBARA SORRENTINI DI RADIOPOPOLARE INTERVISTA FRANCO ROMANÒ SUL LIBRO MILANO PER LE STRADE.
BS:
Parliamo di un libro intitolato Milano per le strade, che contiene racconti di autori diversi, da Dario Fo a Vincenzo Consolo, Matteo B Bianchi, Stefano Massaron; insomma sono tanti racconti sulla città e ognuno rappresenta una zona, Franco Romanò è uno degli autori, ciao innanzi tutto…
FR:
Ciao a te, grazie e un saluto agli ascoltatori e alle ascoltatrici di Radiopopolare.
BS:
Dunque ti chiederei come è nato questo progetto e poi parliamo anche del tuo racconto. Prima però ti chiedo come è partita questa idea.
FR:
Milano per le strade è parte di un progetto più ampio, Città per le strade: infatti sono già usciti 2 volumi di Roma per le strade, il Brasile per le strade, Napoli per le strade e Milano per le strade appunto. L’idea è che la città, le sue strade, i suoi quartieri siano di per sé luoghi della narrazione. Diciamo che è un tentativo di costruire uno stradario letterario, una specie di giro turistico per la città o nel caso del Brasile di una nazione intera, centrato sui luoghi. Il progetto è benefico, per cui detratte le spese, i diritti verranno d’autore verranno devoluti ad associazioni benefiche che nel caso di Milano è l’Airc, che si occupa tumori infantili.
BS:
Franco, naturalmente ne esce fuori una Milano molto personale e al tempo stesso popolare, tutti i racconti partono da una memoria personale, ma poi abbracciano una Milano che appartiene a tutti.
FR:
Certamente.
BS:
Abbiamo Vincenzo Consolo che dedica il suo racconto alla porta orientale, c’è chi racconta il Corvetto. Il tuo invece s’intitola Annali. Ce lo vuoi riassumere?
FR:
Il mio è un racconto di fiction futuribile nel senso che m’immagino una Milano fra cento anni, anche se l’innesco di questa storia è molto reale e attuale: una mattina mi sono svegliato con un cielo tutto giallo perché ogni tanto anche da noi arriva il vento di scirocco e ci porta le sabbie del deserto. Da lì è partito questo spunto per costruire una Milano futura capitale della Padania, ma parte di un impero indo-cinese.
BS:
Non svelare più di così… Il tuo racconto ha un sottotitolo Porta Garibaldi, ma come si muove?, facciamo lo stradario del tuo racconto.
FR:
Il mio stradario si muove da Via Meda che è il luogo della mia abitazione, poi l’incrocio con Viale Tibaldi dove è molto facile trovare crocchi di persone, in particolare extracomunitari, la mia è una zona molto multietnica, e poi finisce a Porta Faribaldi. Questa è la geografia del mio racconto ma se li consideriamo tutti la città viene davvero percorsa in lungo e in largo in tutto le sue dimensioni e dove il tema dell’immigrazione è molto presente.
BS:
Infatti, sto scorrendo un po’ il libro e vedo che Alessandro Carrera si muove fra viale dei Mille e viale Monza, Maria Caldei è in piazza del Duomo, Dario Fo, le mura spagnole, tu il Garibaldi e poi Giampiero Comolli Corso Vittorio Emanuele, per cui c’è il centro la periferia le strade tutto –
FR:
Assolutamente sì, Stefano Massaron si aggira per via delle Forze Armate, in un percorso duro, in una Milano dura, dove emerge il problema del lavoro precario, oppure, la via Ripamonti di Alessandra Paganardi che parte dalla chiusura delle case chiuse nel dopoguerra e costruisce una specie di mini storia di quarant’anni, e anche lei finisce con l’immigrazione. Mariella De Santis, racconta un’immigrazione precedente, il suo racconto ha come protagoniste due donne pugliesi. A Bargellini partendo da uno spunto in parte reale s’immagina un barbone indossatore che muore di freddo. Direi in sintesi che ne esce un ritratto abbastanza duro di Milano, come credo sia.
BS:
Dove si trova il libro?
FR:
In tutte le librerie. Azimut, pur essendo un editore con pochi anni di vita è distribuito da Pde.
BS:
Parliamo di un libro intitolato Milano per le strade, che contiene racconti di autori diversi, da Dario Fo a Vincenzo Consolo, Matteo B Bianchi, Stefano Massaron; insomma sono tanti racconti sulla città e ognuno rappresenta una zona, Franco Romanò è uno degli autori, ciao innanzi tutto…
FR:
Ciao a te, grazie e un saluto agli ascoltatori e alle ascoltatrici di Radiopopolare.
BS:
Dunque ti chiederei come è nato questo progetto e poi parliamo anche del tuo racconto. Prima però ti chiedo come è partita questa idea.
FR:
Milano per le strade è parte di un progetto più ampio, Città per le strade: infatti sono già usciti 2 volumi di Roma per le strade, il Brasile per le strade, Napoli per le strade e Milano per le strade appunto. L’idea è che la città, le sue strade, i suoi quartieri siano di per sé luoghi della narrazione. Diciamo che è un tentativo di costruire uno stradario letterario, una specie di giro turistico per la città o nel caso del Brasile di una nazione intera, centrato sui luoghi. Il progetto è benefico, per cui detratte le spese, i diritti verranno d’autore verranno devoluti ad associazioni benefiche che nel caso di Milano è l’Airc, che si occupa tumori infantili.
BS:
Franco, naturalmente ne esce fuori una Milano molto personale e al tempo stesso popolare, tutti i racconti partono da una memoria personale, ma poi abbracciano una Milano che appartiene a tutti.
FR:
Certamente.
BS:
Abbiamo Vincenzo Consolo che dedica il suo racconto alla porta orientale, c’è chi racconta il Corvetto. Il tuo invece s’intitola Annali. Ce lo vuoi riassumere?
FR:
Il mio è un racconto di fiction futuribile nel senso che m’immagino una Milano fra cento anni, anche se l’innesco di questa storia è molto reale e attuale: una mattina mi sono svegliato con un cielo tutto giallo perché ogni tanto anche da noi arriva il vento di scirocco e ci porta le sabbie del deserto. Da lì è partito questo spunto per costruire una Milano futura capitale della Padania, ma parte di un impero indo-cinese.
BS:
Non svelare più di così… Il tuo racconto ha un sottotitolo Porta Garibaldi, ma come si muove?, facciamo lo stradario del tuo racconto.
FR:
Il mio stradario si muove da Via Meda che è il luogo della mia abitazione, poi l’incrocio con Viale Tibaldi dove è molto facile trovare crocchi di persone, in particolare extracomunitari, la mia è una zona molto multietnica, e poi finisce a Porta Faribaldi. Questa è la geografia del mio racconto ma se li consideriamo tutti la città viene davvero percorsa in lungo e in largo in tutto le sue dimensioni e dove il tema dell’immigrazione è molto presente.
BS:
Infatti, sto scorrendo un po’ il libro e vedo che Alessandro Carrera si muove fra viale dei Mille e viale Monza, Maria Caldei è in piazza del Duomo, Dario Fo, le mura spagnole, tu il Garibaldi e poi Giampiero Comolli Corso Vittorio Emanuele, per cui c’è il centro la periferia le strade tutto –
FR:
Assolutamente sì, Stefano Massaron si aggira per via delle Forze Armate, in un percorso duro, in una Milano dura, dove emerge il problema del lavoro precario, oppure, la via Ripamonti di Alessandra Paganardi che parte dalla chiusura delle case chiuse nel dopoguerra e costruisce una specie di mini storia di quarant’anni, e anche lei finisce con l’immigrazione. Mariella De Santis, racconta un’immigrazione precedente, il suo racconto ha come protagoniste due donne pugliesi. A Bargellini partendo da uno spunto in parte reale s’immagina un barbone indossatore che muore di freddo. Direi in sintesi che ne esce un ritratto abbastanza duro di Milano, come credo sia.
BS:
Dove si trova il libro?
FR:
In tutte le librerie. Azimut, pur essendo un editore con pochi anni di vita è distribuito da Pde.
martedì 13 ottobre 2009
Agenda di scrittore: romanzo
12 Settembre. Beckett pensa che lo sguardo debba essere unico; la sua esplorazione estrema è grottesca e tragica, un disperato attaccamento allo sguardo occidentale. L'incatenamento dei corpi e la loro impotenza non allude ad alcun destino post atomico come è stato detto; piuttosto all’impossibilità di tradurre un'esperienza culturale. Al fondo vi è l'innominabile; non in senso assoluto, ma il nocciolo che distingue dall'altro, che appartiene soltanto a me e che non può giungere all'altro. Lui sembra dirci questo: cercate, cercate, ma è possibile uscire da voi stessi? La parabola di Beckett consiste in un disperato rinchiudersi dentro la dimensione dell'uno, eliminando tutto ciò che non lo riguarda; in definitiva Beckett è il solitario teologo di un monoteismo senza dio. La sua posizione è opposta a quella di Pessoa, che invece di rinchiudersi dentro l'orizzonte nichilista (non a caso Beckett arriva all'afasia), prova a uscirne, inventando una realtà invece che scarnificare fino allo scheletro quella esistente o supposta tale.
18 Settembre.
21 Settembre. Nulla di importante.
28 Settembre. L'estate se n'è andata, ma a Milano ce se ne accorge quando è già accaduto. Inutile cercare di cogliere il giorno, il momento. Eppure qualche segno rimane ancora, ma oscilla su un mobile confine. Gli uccelli migratori sul tetto a terrazza di un edificio che si vede dalle mie finestre, per esempio, si radunano ogni sera prima di spiccare il volo verso sud. L'autostrada del sole è a pochi chilometri in linea d'aria e queste piante sono adatte al raduno. Poi sciameranno insieme verso le loro mete, sovrapposte alle nostre rotte, lasciando in ciascuno di noi il dubbio se anche nella costruzione dei nostri dedali stradali non sia rimasto un lembo di memoria animale, un ricordo di migrazioni ancestrali.
30 Settembre. Nulla di importante.
1 Ottobre. Gli ultimi uccelli che si sono dati appuntamento sono aumentati ancora di numero ma non partono. Ho aperto la finestra e li ho guardati a lungo finché non si sono mossi tutti insieme ad un richiamo. Ho chiuso la finestra, ma più tardi, guardando fuori, ho visto che erano ancora tutti lì.
18 Settembre.
21 Settembre. Nulla di importante.
28 Settembre. L'estate se n'è andata, ma a Milano ce se ne accorge quando è già accaduto. Inutile cercare di cogliere il giorno, il momento. Eppure qualche segno rimane ancora, ma oscilla su un mobile confine. Gli uccelli migratori sul tetto a terrazza di un edificio che si vede dalle mie finestre, per esempio, si radunano ogni sera prima di spiccare il volo verso sud. L'autostrada del sole è a pochi chilometri in linea d'aria e queste piante sono adatte al raduno. Poi sciameranno insieme verso le loro mete, sovrapposte alle nostre rotte, lasciando in ciascuno di noi il dubbio se anche nella costruzione dei nostri dedali stradali non sia rimasto un lembo di memoria animale, un ricordo di migrazioni ancestrali.
30 Settembre. Nulla di importante.
1 Ottobre. Gli ultimi uccelli che si sono dati appuntamento sono aumentati ancora di numero ma non partono. Ho aperto la finestra e li ho guardati a lungo finché non si sono mossi tutti insieme ad un richiamo. Ho chiuso la finestra, ma più tardi, guardando fuori, ho visto che erano ancora tutti lì.
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